RECANATI
Tra vicoli ricchi di storia, scorci panoramici e luoghi che hanno ispirato la poesia di Giacomo Leopardi, Recanati custodisce un patrimonio unico fatto di arte, cultura e tradizione. Passeggiando nel cuore della città si incontrano palazzi storici, chiese secolari, piazze suggestive e panorami che si aprono fino al mare Adriatico, regalando un’atmosfera sospesa tra poesia e infinito.
Lasciati guidare alla scoperta dell’anima autentica di Recanati.
CHIESA SANT’ANNA
La chiesa, costruita originariamente nel corso del Quattrocento, venne poi rifatta nel XVIII secolo. Al suo interno vi è una fedelissima riproduzione della Santa Casa di Loreto, quale era prima dell’incendio del 1921, e un’antichissima immagine della Madonna.
COLLE DELL’INFINITO
Il Monte Tabor è il colle di Recanati che si affaccia verso sud, dal monte Tabor si può ammirare un incantevole panorama, nelle giornate con poca foschia si riescono a vedere molto bene le cime innevate dei monti Sibillini. Il monte Tabor più conosciuto come "il colle dell'Infinito" è altresì legato ad uno degli idilli più famosi di Giacomo Leopardi: L'infinito. Il monte Tabor oggi è un parco che sorge accanto al Centro Studi Leopardiani e al Palazzo Leopardi, percorrendo un sentiero che attraversa il parco si giunge al punto in cui probabilmente il poeta si trovò a comporre la poesia, una targa sul muro riporta il verso: -Sempre caro mi fu quest'ermo colle-
CHIESA DI SAN PIETRINO
Gli ornamenti esterni risalgono al XIV secolo, mentre il portale si presume sia del Vanvitelli. Nel fianco destro sono visibili resti di costruzione romanica.
PERCORSO IRCER
Una celebrazione eucaristica officiata dal vescovo, mons. Giuliodori, ha preceduto l'inaugurazione della prima parte del percorso artistico culturale che il neo presidente, Sergio Beccacece, ha voluito creare sin dall'inizio del suo mandato per valorizzare alcune peculiarità storiche che sobo custodite all'interno del complesso degli IRCER. L'opera più preziosa è la "Natività" dello Zuccari, datata 1583, un affresco di rara bellezza, per lo più visibile a pochi. Ora una speciale targa posta all'esterno della casa di riposo, sulla frequentatissima via Calcagni, ne evidenzia l'esistenza e le modalità di visita. Il percorso permette anche di vedere una riproduzione dell'Annunciazione di Lorenzo Lotto (copia del mastro Peruzzi), il cui originale di proprietà degli IRCER è custodito nei Musei Civici, poi anche un piccolo quadro, dell'800, raffigurante mons. Stefano Bellini. La visita potrà poi proseguire verso le seicentesa chiesa dell'Assunta, anch'essa ricca di immagini e affreschi. Al visitatore sarà poi possibile accedere all'ex granaio dove in alcune vetrinette sono custodite preziosi arredi sacri che vanno dal 1700 al 1800.
Orto sul Colle dell'Infinito
A pochi passi dalla casa natale di Giacomo Leopardi, infatti, nell’orto dell’antico Monastero di S. Stefano, il poeta ambientò la celebre poesia L’Infinito. L’Orto sul Colle dell’Infinito è quindi il culmine di una vera e propria “visita guidata” dentro la poesia, che invita, tra proiezioni immersive e coinvolgenti esperienze, a riscoprire la storia, il significato e il valore universale di pochi versi, capolavoro della cultura italiana. Una "visita guidata" dentro la poesia "L'Infinito" - FAI
CHIESA DEI FRATI CAPPUCCINI
Nel 1616 furono costruiti il convento e la chiesa dedicati alla Madonna di Loreto. I frati cappuccini hanno sempre avuto rapporti con la vicina famiglia Leopardi: appartiene a essa la prima Cappella laterale destra, dove fu esposto il quadro della Madonna Consolatrice degli Afflitti, protettrice dei Conti Leopardi. Secondo la Regola dell'Ordine è senza ornamenti. Nell'altare maggiore, costruito in noce, quadro della Madonna di Loreto dipinto da Girolamo Cialderi (1593 - 1680 Urbino), ai lati due tele settecentesche raffiguranti Santa Chiara e Santa Margherita da Cortona. Nel secondo altare, alla destra di chi entra, La Madonna dell'Insalata, pregevole tela attribuita da storici dell'arte al grande artista del Cinquecento, Caravaggio. Sul piazzale di fronte alla chiesa fu eretta una stele in travertino, decorata con ceramiche di Arturo Politi e Rodolfo Ceccaroni.
CHIESA DI MONTEMORELLO
La chiesa di Santa Maria di Montemorello si trova nel centro storico di Recanati. Questa, costruita nel XVI secolo, è famosa per essere stata costruita nella piazza tra la casa di Giacomo Leopardi e la casa della sua amata Silvia.
PIAZZETTA SABATO DEL VILLAGGIO
Piazzetta del Sabato del Villaggio: sulla quale si affaccia Palazzo Leopardi
CENTRO NAZIONALE DI STUDI LEOPARDI
Il Centro Nazionale di Studi Leopardiani è nato nel 1937 con la finalità di diffondere l'opera di Giacomo Leopardi in Italia e nel mondo. Oltre ad una biblioteca è costituito da un Museo articolato in tre sezioni fondamentali: una prima comprende un excursus bio-bibliografico sul Poeta che presenta documentari relativi alla sua città, alla famiglia, alla vita e all'ambiente in cui visse. Una seconda sezione raccoglie alcune delle opere pittoriche e grafiche di proprietà del Centro ispirate al Poeta. Una terza sezione ospita mezzi audiovisivi per una presentazione del Leopardi più originale e gradita ai giovani. La caratteristica principale del Museo è quella di offrire una visione del Poeta immersa nell'ambiente culturale del suo tempo. La Biblioteca si compone di circa 15.000 scritti tra libri, recensioni, riviste e miscellanee che costituiscono una raccolta critica esclusiva sulla produzione leopardiana che inizia con le prime edizioni a stampa del Poeta. Ultimamente sono stati aggiunti una saletta audiovisivi ed un archivio fotografico con circa 3.000 riproduzioni fra fotografie a colori, in bianco e nero e diapositive. Così composto il Centro Nazionale di Studi Leopardiani, si configura come un istituto culturale che promuove e favorisce gli studi e le ricerche intorno alla vita e alle opere di Giacomo Leopardi (1798-1837). Di particolare interesse un Ritratto del pittore eseguito post-mortem da Domenico Morelli nel 1845.
PALAZZO LEOPARDI
Il palazzo Leopardi di Recanati si affaccia sulla piazzuola che prese nome da una famosa lirica di Giacomo, “Il sabato del villaggio”. L’attuale sua struttura non colpisce per una particolare grandiosità, ma per le sue linee semplici e signorili e si deve all’ultimo restauro, eseguito nel Settecento dall’architetto Carlo Orazio Leopardi, prozio del poeta. Negli altri lati della famosa piazzuola sorge a sinistra la chiesa di S. Maria di Montemorello, costruita da Pier Niccolò Leopardi nella seconda metà del Cinquecento: di fronte sta l’edificio delle scuderie che un tempo ospitava nei piani superiori alcune famiglie di domestici, fra cui quella della Teresa Fattorini, celebrata poi dal poeta come Silvia. I giardini, luogo dei giuochi di tante generazioni di bimbi, sono situati nella parte posteriore del palazzo: un tempo la famiglia possedeva anche gli spazi ad essi confinanti, fino a che, nella prima metà del Quattrocento, Blancina Leopardi li donò per la costruzione del Convento di Santo Stefano, ora sede dell’istituto Centro mondiale della poesia. L’intero primo piano, sopra le vecchie cantine, è occupato dalla famosa biblioteca, mentre il resto dell’edificio è abitazione della famiglia: per accedervi si sale un ampio scalone settecentesco, anche questo opera dell’architetto Carlo Orazio Leopardi. Sulle pareti sono murati alcuni reperti archeologici raccolti da Monaldo che pose anche fra due colonne l’architrave marmoreo, un tempo sul vecchio portone, con una scritta beneaugurante, unica testimonianza dell’antica struttura del palazzo.
PALAZZO ANTICI MATTEI E SCUDERIE
Casa natale della marchesa Adelaide Antici, madre di Giacomo Leopardi, e nella cui Galleria avvenne il matrimonio con Monaldo. L’edificio, risalente al XVI secolo, è caratterizzato da linee semplici ed eleganti; le iscrizioni in latino sugli architravi delle finestre richiamano il lustro della famiglia, prima “Antiqua” e poi “Anticia”. Nell’edificio è custodito tra l’altro un importante archivio, in parte proveniente per eredità dalla famiglia romana dei Principi Mattei, cui apparteneva il cardinale Carlo Mattei, il quale siglò con Napoleone l’importante trattato di Tolentino. Da questa casa uscirono illustri uomini d'armi, di lettere e di fede, come i cardinali Tommaso e Ruggero, Rinaldo, capitano dei crociati, e il marchese Giulio, al cui nome è legata l'amministrazione della città di Recanati per circa venticinque anni. Di fronte all'ingresso del palazzo, il cardinale Tommaso Antici fece costruire una scuderia, ornata di un tipico prospetto con alcune statue e busti provenienti dal circo Flaminio di Roma.
PALAZZO MASUCCI MAZZAGALLI
Costruzione in mattone cotto, con ornamenti in pietra; il disegno viene attribuito a Giuliano da Majano (fine 1400). Lo stemma sovrastante il portone è dei Massucci della Stella, una delle più antiche e importanti famiglie nobili, ora estinta.
PORTA MARINA
Porta Marina: costruita nel 1782 in occasione del passaggio di Pio VI dall'architetto vanvitelliano Francesco Maria Ciaffoni (1720-1802). Il busto bronzeo del Papa fatto dal Giuseppe Valadier e le iscrizioni in oro furono depredate dai francesi. Lo stemma dei Braschi fu invece abbattuto nel 1860.
CHIESA DI SAN VITO
Risale al secolo XI, rifatta e ampliata nel sec. XV e XVII. La facciata semplice e vigorosa in cotto con colonne dicromatiche a spirale è del Vanvitelli. L´interno a tre navate è un rifacimento della seconda metà del sec. XVII di Pierpaolo Jacometti.
PALAZZO CECCARONI
Settecentesco palazzo, già Massucci, costruito su edifici trecenteschi su disegno dell’architetto Carlo Orazio Leopardi. Fu l’abitazione del grande ceramista recanatese Rodolfo Ceccaroni.
CASTELLO - MONTEFIORE RECANATI
Lasciata alle spalle la costa Adriatica, basta salire su una delle numerose colline dell’entroterra Recanatese per ritrovare la quiete. Dall’alto dei suoi 40 metri, Il castello di Montefiore domina elegante la valle tra Musone e Potenza, offrendo anche al visitatore più esigente un affascinante percorso tra storia, arte e natura. La poderosa rocca, un tempo teatro di numerose battaglie, ci offre oggi silenziosa un panorama mozzafiato; segnata da una storia millenaria, ci guida alla scoperta dei suoi tesori nascosti, nonché dei suoi misteri. Eventi
COMPLESSO SANT’AGOSTINO E TORRE DEL PASSERO SOLITARIO
La chiesa, con il relativo chiostro, fu costruita assieme al convento degli Eremitani di San'Agostino nel 1270 e rifatta un secolo dopo assieme alla cattedrale. Il portale in pietra d'Istria (1485) è di Giuliano da Maiano, mentre l'interno fu rifatto alla fine del XVII secolo su disegno del Ferdinando Galli da Bibbiena, con pale realizzate da Pomarancio, Pier Simone Fanelli, Felice Damiani e residui di affreschi di Giacomo da Recanati. Vi sono poi opere di Antonio Calcagni che qui è sepolto
PALAZZO CARANCINI ROBERTI
E' uno dei Palazzi più belli della città appartenuto alla famiglia dei marchesi Roberti, ora Carancini. Il prospetto fu rifatto nel\´600, su disegno di Ferdinando Bibbiena, in cotto con decorazioni in travertino. Sempre del Bibbiena è il disegno dell\´atrio di ingresso e della scala maestosa che è la più ampia e tra le più belle che si possono vedere a Recanati.
PALAZZO MALPELI
Edificio del ´400. Caratteristici i quattro archi murati in cotto.
PALAZZO VENIERI
L’edificio fu fatto erigere dal Cardinal Venieri su disegno di Giuliano da Majano, il quale diresse anche i lavori di costruzione. Il palazzo, situato sul punto più alto della zona centrale di Recanati e a cavallo delle mura urbiche, fu concepito come una costruzione a metà tra residenza e castello urbano. Nell’agosto del 1497 la morte del cardinale pose fine ai lavori del palazzo, che rimase così incompiuto. Nel XVIII secolo i nuovi proprietari ripresero i lavori e il palazzo assunse un nuovo aspetto, quello che conserva tuttora: venne innalzato un altro piano e le logge e gli archi del portico, con colonne in pietra d’Istria e raffinati capitelli con lo stemma cardinalizio, vennero chiusi nella facciata. Il cortile interno, che conserva ancora il disegno originale, si apre ad ali sul paesaggio collinare seguendo un modello che si riscontra frequentemente nelle architetture rinascimentali marchigiane; un arco-balcone si affaccia sulla fascia costiera e sopra di esso spicca un orologio con l’iscrizione «Volat irreparabile tempus». A Palazzo Venieri furono ospiti due Papi, Paolo III nel 1539 e Pio VII nel 1814. Con questo palazzo Giuliano da Majano sperimentò la soluzione che poi rimise in atto con la Villa di Poggioreale costruita per Alfonso d’Aragona a Napoli. Di fronte al palazzo una delle zone verdi della città, i giardini pubblici, che si snodano su tre livelli e aprono un vasto sguardo sull’Appenino e l’entroterra marchigiano. | Difronte al palazzo si trovano i Giardini Pubblici.
TEATRO GIUSEPPE PERSIANI E MUSEO BENIAMINO GIGLI
Il Teatro Persiani di Recanati sorse per volontà del Conte Monaldo Leopardi, padre di Giacomo.Venne inaugurato nel 1840 col nome di Teatro Nuovo. La sala fu disegnata dal Bandoni e prevedeva una curva a ferro di cavallo con quattro ordini di palchi. Le decorazioni furono eseguite dai Sangiorgesi Saverio ed Eusebio Basili e le scene furono opera del pittore-scenografo faentino Romolo Liverani. Soltanto nel 1898, in occasione del primo centenario della morte di Giacomo Leopardi, il teatro venne dedicato al celebre violinista recanatese, compositore di fama internazionale, Giuseppe Persiani. Nel 1999 sono iniziati cospicui lavori di restauro del teatro, terminati nel 2003, che hanno riportato alla luce tutto l'antico splendore delle strutture e delle decorazioni. MUSEO: Il museo Gigli è stato realizzato in stile neoclassico su progetto di Pietro Collina e modificato dagli interventi dell'architetto Gaetano Koch che permisero le realizzazioni dello scalone di rappresentanza e dell'Aula Magna. Venne interamente restaurato in occasione del Primo Centenario Leopardiano le cui celebrazioni furono inaugurate nel 1898 da Giosuè Carducci. Il museo dedicato a Beniamino Gigli venne inaugurato nel 1961.
PIAZZA GIACOMO LEOPARDI | PALAZZO COMUNALE | TORRE CIVICA
PIAZZA LEOPARDI - Dominata dalla duecentesca e merlata torre del Borgo, vi prospetta il Palazzo comunale, che ospita al secondo piano, il Museo Beniamino Gigli, con costumi e ricordi del grande tenore qui nato nel 1890. La vicina chiesa di S. Domenico, trecentesca, ha un elegante portale attribuito a Giuliano da Maiano (1481) e, all'interno, un affresco staccato (S. Vincenzo Ferreri) di Lorenzo Lotto (1515).
PALAZZO LUCIANI BAMBINI
Il prospetto, pur avendo subito alcune modifiche, conserva tuttavia il suo stile cinquecentesco. Sotto le finestre è scolpita la data “anno 1514”. Durante il Governo pontificio fu sede del Governatore della città, che nel piano nobile teneva il suo tribunale. Il disegno fu eseguito da Cassiano da Fabriano.
PORTA SAN FILIPPO
La porta ghibellina intitolata a San Filippo deve la sua attuale immagine ai lavori di restauro eseguite nel 1800 dall'ingegnere Collina. La struttura dai caratteri medioevali è composta da un grosso torrione con beccatelli a sporto ed una cortina di difesa.
PALAZZO BENEDETTUCCI
Edificio semplice in linea di particolare valore storico e architettonico (sec. XV) con decorazioni in terracotta sulle finestre. Fu sede della Congregazione di Carità
CHIESA SAN FILIPPO
La settecentesca facciata è stata restaurata. Interno barocco, a una navata, l'altare maggiore è in legno con una velatura in oro zecchino, come in oro sono le decorazioni delle cantorie, del pulpito e dei coretti. La tela con l'Estasi di San Filippo è di Pier Simone Fanelli, agli altari laterali le tele di San Carlo e della Madonna e Santi rispettivamente di Andrea Pasqualino Marini e di Saverio Moretti.
CHIESA S.MARIA DEI MERCANTI
E' dedicata alla natività di Maria Santissima e appartiene all'antica Confraternita dei Mercanti che al tempo delle fiere era preposta alla vigilanza dell'onestà delle mercature. Fu fabbricata intorno al 1770. Pala dell'altare era il quadro dell'Annunciazione, opera giovanile del Lotto, ora conservato presso la pinacoteca comunale.
PORTA ROMANA
Detta anticamente di Santa Margherita. La trasformazione, ideata dagli architetti Masserini e Brandoni nel 1844, ha incorporato nella sovrastruttura la merlatura ghibellina demolendo il corridoio di difesa che l'univa alla guardiola presso casa Monti.
CATTEDRALE DI SAN FLAVIANO E MUSEO DIOCESIANO
La chiesa di San Flaviano è il duomo di Recanati, e concattedrale della diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia. Essa ottenne il titolo di basilica da papa Pio VI il 12 giugno 1805. Storia e descrizione La primitiva cattedrale fu costruita prima del Mille; di questa restano pochissime tracce nell’attuale cripta. Tradizionalmente dedicata a San Flaviano è attribuita al Patriarca di Costantinopoli, di cui nella cattedrale si conserva una reliquia arrivata dal porto di Giulianova, ma attualmente gli storici propendono per una primitiva dedica a San Flaviano di Ricina. Questi fu il primo vescovo della distrutta città romana di Helvia Recina, dalle cui ceneri è nata la stessa Recanati dopo il VI secolo. Agli inizi del XIII secolo fu edificata una nuova chiesa, ricostruita poi dal cardinale Angelo da Bevagna tra il 1389 ed il 1412. Questa struttura fu più volte rimaneggiata ed abbellita: di particolare pregio è il soffitto a cassettoni, messo in opera nel 1620. L’abside fu abbellita con stucchi ed affreschi nel 1650: in questa occasione furono eseguiti il Martirio di San Flaviano, l’Annunciazione, la Traslazione della Santa Casa di Loreto e la Natività della Vergine. Nella cripta sono sepolti diversi vescovi recanatesi. Tra questi è conservato in cattedrale il sarcofago di papa Gregorio XII. I due organi sono di inizio '900, costruiti da Inzoli e Vegezzi Bossi. Adiacente alla basilica è il vecchio palazzo episcopale, che, dopo decenni di abbandono, è, dal 1957, sede del museo diocesano. La sezione di Pittura Moderna raccoglie una collezione di opere di artisti locali quali l’incisore Giacomo Braccialarghe ed il restauratore e critico d’arte Biagio Biagetti.
MUSEO VILLA COLLOREDO MEIS
Villa Colloredo Mels prende il suo nome dal casato friulano dei Colloredo, arrivati nelle Marche nel Seicento, ma era già residenza dei nobili Flamini come si legge in “Colloredo, una famiglia e un castello nella storia europea” di Gian Camillo Custoza:“Con il matrimonio di Fabio di Colloredo con Maria Teresa Flaminj nel 1728, la villa Flaminj di Recanati fece parte del patrimonio Colloredo per oltre due secoli sino a Rodolfo (1879-1961) che la lasciò in eredità alla Casa di Loreto assieme all’azienda agricola. Nel 1953 aveva donato ai Civici musei di Udine la collezione numismatica, l’armeria e sei dipinti raffiguranti personaggi Colloredo”.Di impianto medievale, l’edificio assunse la fisionomia di Palazzo verso la fine del 500, diventando oggetto di continue trasformazioni nei secoli seguenti fino ad ottenere l’aspetto attuale in età neoclassica. Dal 1998, il palazzo ospita i musei civici di Recanati, articolati in varie sezioni con testimonianze che documentano la storia e l’arte di Recanati dalla preistoria ai giorni nostri. La sezione archeologica permette di conoscere l’ organizzazione di una comunità neolitica che visse in quest’area e che scomparve durante l’età del ferro. La pinacoteca, che conserva capolavori del Trecento e Quattrocento come le tavole di Pietro Domenico da Montepulciano e di Ludovico da Siena, è famosa soprattutto per il corpus di opere straordinarie del pittore veneto Lorenzo Lotto (1490-1556). Si spazia quindi da un suo capolavoro giovanile come il Polittico di San Domenico (1508) all’affascinante Trasfigurazione, influenzata dal Raffaello ma di totale impostazione anticlassica, per finire con l’indimenticabile Annunciazione, capolavoro assoluto del Maestro. La sezione di Pittura Moderna raccoglie una collezione di opere di artisti locali quali l’incisore Giacomo Braccialarghe ed il restauratore e critico d’arte Biagio Biagetti.
PARCO VILLA COLLOREDO MEIS
dietro al Museo civico Villa Colloredo Mels, si apre il Parco di Villa Colloredo Mels che risale alla metà del 1800. Nel 2011, dopo un decennio in cui il parco fu chiuso per lo stato di abbandono, è stato riaperto ed adibito ad orto botanico.
CASA NATALE BENIAMINO GIGLI
Via Piaggia Castelnuovo, 22 Edificio signorile del XVII secolo. Il 20 marzo 1890 vi nacque il celebre tenore recanatese Beniamino Gigli.
PORTA CANNELLA
A Recanati, come negli altri paesi collinari delle Marche, le vecchia cinta muraria è traforata ancora oggi da molte porte: Porta Marina, Porta Cerasa, Porta Pesa, Porta Romana, Porta Nuova, etc.. Varcata la porta, il viaggiatore di un tempo trovava ad attenderlo una fontanella. L’acqua era il primo segnale di accoglienza: Bibe viator. Qui le fontanelle si chiamano cannelle. Il legame fra la porta e la sua cannella era tanto naturale che una delle porte di Recanati si chiama Porta Cannella. E la scalinata che da lì si sviluppa si chiama via di Porta Cannella. Al viaggiatore di un tempo dapprima la città entrava nell’anima da lontano, attraverso gli occhi; poi gli entrava nelle budella quando ne beveva l'acqua dalla cannella della porta d’ingresso. C\’era qualcosa di sacro in quel gesto liminare: per bere si chinava il capo, si metteva un ginocchio a terra.
CHIESA DI CASTELNUOVO
Chiesa di fondazione romanica. Ha ancora l´antica struttura a capanna. La facciata a tre grandi occhi (quello centrale in parte occluso) ed il pregevole portale risalgono a un rifacimento del XIII secolo.XV).La Madonna in Trono della lunetta in pietra, firmata da mastro Nicola Anconetano e datata 11 aprile 1253, è fiancheggiata dagli arcangeli Michele e Gabriele. La torre campanaria nella sua primitiva forma, è la più antica della città (sec. XII). Nell´interno, sottoposto a lavori di restauro, sono stati scoperti frammenti di antichi affreschi di Pietro da Recanati (inizio sec. XV)

